La Tradizione, un albero che vive grazie a radici forti

Una pianta vive e si sviluppa solo se ha radici forti e profonde, in grado di assorbire il nutrimento dal terreno in cui cresce. Vi sono immensi alberi pietrificati, imponenti nel loro passato ma assolutamente incapaci di produrre anche una sola minuscola gemma, testimoni di una grandezza che fu ma che purtroppo mai più sarà.
Una simile visione, oltremodo miope e non poche volte in malafede, priva chi la adotta dei grandi vantaggi e dell’immenso patrimonio che una conoscenza tradizionale possiede e tramanda da secoli, se non da millenni.
Nomen omen

Una delle immagini più efficaci che possiamo utilizzare in questo senso è quella che spesso richiama il Maestro Severino Maistrello, Direttore Tecnico della Wudang Fu Style Academy e successore del Gran Maestro To Yu: chi appartenga ad una organizzazione tradizionale deve vedersi come un lago, che riceve l’acqua della conoscenza dai suoi Maestri ed a sua volta la trasmette ai suoi discepoli. Chi - per miopia o egoismo – volesse solo ricevere senza dare, farebbe la fine di una pozza d’acqua stagnante, destinata in breve tempo ad intorbidirsi e puzzare di marcio. Non migliore sorte toccherebbe a chi – schiavo del suo Ego – pensasse di dare più di quanto realmente possiede; sarebbe destinato a trasmettere nulla di sostanziale, vuote chiacchiere forse affascinanti ma prive di una reale sostanza.
Sono questi i rischi che qualunque appartenente ad una tradizione, e soprattutto chi si sia assunto l’onore e l’onere di trasmetterla devono avere sempre ben presenti, perché dalla stessa radice di “tradere” deriva anche il verbo “tradire”, con il chiaro significato che noi tutti conosciamo.
Una storia viva

Quando una trasmissione tradizionale si interrompe, niente e nessuno possono riannodare i fili perduti ed a nulla valgono i proclami di chi sostiene di aver recuperato sapienze perdute, in modi non di rado più adatti alle fantasie di un film di Indiana Jones che alla attitudine di un serio praticante. E questo non perché si voglia rifiutare l’innegabile apporto che seri studiosi o appassionati ricercatori possono apportare alla conoscenza della storia e delle origini delle tradizioni, ma perché la tradizione – per essere tale – necessita di una trasmissione “da bocca ad orecchio”, da un insegnante al suo discepolo in maniera attenta e costante, dosata con cura e amministrata con sapienza.
Così è avvenuto in passato e cosi avviene ancora oggi tra un Maestro ed i suoi pochi allievi “interni”, ciascuno dei quali riceve dal suo mentore quanto è a lui necessario e quanto in quel momento è in grado di comprendere. A questi allievi vengono trasmesse, in tempi e modi adeguati, non solo le tecniche ma anche i principi che ne sono alla base e che permettono di svilupparne le applicazioni, che possono essere innumerevoli come le foglie che crescono sui rami di un albero in buona salute.
Agli altri, agli allievi “esterni”, viene trasmessa una “forma” esteriormente piacevole ma quasi sempre priva di sostanza, in maniera da evitare di “gettare perle ai porci” che – come viene evangelicamente detto - quelle perle potrebbero calpestare per poi rivoltarsi contro chi le avesse incautamente donate a chi non può o vuole apprezzarle.
Un legame eterno

Questo comporta che tra Maestro ed allievo debba esserci un mutuo riconoscimento, condizione che nelle Scuole tradizionali cinesi viene sancita con una cerimonia pubblica dall’alto valore simbolico chiamata “Bài Shī” o in cantonese “Baai Si” (拜師) composto da due caratteri che si traducono rispettivamente come “inchinarsi” e “Maestro, insegnante”. Si tratta di una vera e propria adozione, attraverso la quale agli allievi era permesso entrare nella casa del loro insegnante (di cui spesso prendevano addirittura il cognome) e nel corso della quale veniva fatto un giuramento di fedeltà alla Scuola ed al Maestro stesso.
Onori ed oneri

Oggi questo può farci sorridere o sembrarci esagerato, ma è proprio questa reazione che spiega – meglio di qualunque altra – il declino, o addirittura la scomparsa, di molte Scuole tradizionali; non sono quasi mai mancati i Maestri desiderosi di trasmettere le loro esperienze quanto piuttosto gli allievi disposti ad assumersi il compito di ricevere questa eredità. Chi - non di rado a sproposito – lamenta l’atteggiamento di cauto riserbo di alcune Scuole verso chi voglia ottenere tutto e subito deve avere ben presente che è proprio questa precauzione che ha permesso a queste stesse Scuole di attraversare secoli e millenni e giungere fino a noi, vivificate da Maestri consci che la forza di una catena è data dalla resistenza dell’anello più debole e confortati dalla consapevolezza che “i segreti si sanno proteggere da soli”, come spesso ricorda Sifu Maistrello.